Nello scenario educativo degli ultimi 15 anni è evidente il ridursi della distanza educativa tra figli e genitori, a favore di uno stile che dal permissivo deraglia in quello più trascurante, dai risvolti, anche qui, molto pericolosi.
I numerosi colloqui che ho effettuato negli ultimi anni (radicalmente cambiati rispetto ai colloqui di 15 anni fa) con mamme e papà con figli in età evolutiva, sono la testimonianza di un drastico cambiamento della rotta educativa intrapresa da una buona parte dei genitori contemporanei. La scelta e l’impegno di piacere a tutti i costi ai propri figli rappresenta ad oggi una priorità importante; la paura di deluderli con un rimprovero, di perderne la stima o peggio l’amicizia, sono timori che emergono spesso, queste recenti inclinazioni parentali hanno fatto sì che molti genitori rinunciassero al loro ruolo, abdicando inconsapevolmente alla funzione educativa, e per di più impedendo anche alla scuola di svolgerla. Il ruolo parentale è sicuramente faticoso difficile e tortuoso, quindi talvolta si sceglie la via più comoda per diminuire il carico di fatica, oppure semplicemente perché sprovvisti degli strumenti educativi necessari da proporre. L’ossessione poi alla performance a tutti i costi esposta sui media, come rincorsa al più bello e al più bravo a tutti i costi per guadagnarsi stima e conferme non ha affatto facilitato queste dinamiche.
La conseguenza pericolosissima di trascurare l’educazione in generale e in particolar modo quella dell’empatia delle emozioni dei sentimenti, provoca la crescita di figli “analfabeti emotivi” e incapaci di provare sentimenti, di gestire il conflitto e assolutamente impreparati per la gestione delle frustrazioni, inclinati sul tutto mi è dovuto senza faticare, molti giovani si sono rilevati inadeguati sul piano delle relazioni umane, con il rischio di favorire il cristallizzarsi di una personalità narcisista e onnipotente, per la quale la realtà è confusa con la finzione e le emozioni, i dolori e i diritti degli altri percepiti come ostacoli da eliminare, perché poco importanti. Attesa, rinuncia, impegno, sacrificio, rispetto e pazienza sono concetti oramai quasi dimenticati dal panorama educativo di molte famiglie, non più di moda, ancora pochi genitori si preoccupano di condividere con i figli il senso della responsabilità delle proprie azioni e l’importanza di assumersele, pochi genitori promuovono l’autonomia dei figli come linea educativa, ancora troppi si sostituiscono a loro, col tentativo di ridurne al massimo la fatica per non stancarli troppo, ancora molte mamme e papà anticipano risposte senza insegnare ai figli che per poter ottenere qualcosa occorre attendere e pazientare. Altri genitori impediscono ai figli l’esperienza di riuscirci da soli, ancora troppi non coltivano la fiducia, semplicemente perché non si fidano dei loro figli, delle loro capacità o potenzialità, con la conseguenza di avere generazioni di persone sfiduciate nelle loro competenze, con bassa autostima, ma che non accettano un diniego da nessuno, perché percepito come una sconfitta in un clima di “tutto mi è dovuto.
